Quando la mamma non torna: La storia di Anna e la sua nuova famiglia italiana
«Anna, vieni subito qui!» La voce di suor Teresa rimbomba nel corridoio gelido della casa famiglia. Stringo forte il mio peluche, quello con l’orecchio strappato che mi ha regalato mamma prima di sparire. Ho otto anni e ogni giorno mi sveglio sperando che oggi sia il giorno in cui lei tornerà. Ma oggi, come ogni giorno, il letto accanto al mio è vuoto e la finestra mostra solo la pioggia che cade su Bologna.
Mi avvicino a suor Teresa, il cuore che batte forte. «C’è una coppia che vuole conoscerti,» mi dice, sorridendo con quella gentilezza forzata che non mi convince mai. «Sono italiani, vengono da Modena.»
Mi sistemo i capelli davanti allo specchio, cercando di sembrare più grande, più forte. Ma dentro sono solo una bambina spaventata. Quando entro nella sala colloqui, vedo due sconosciuti: una donna elegante, con i capelli raccolti e gli occhi stanchi, e un uomo alto, con le mani grandi e un sorriso incerto.
«Ciao Anna,» dice la donna. «Io sono Francesca e lui è Marco.»
Li guardo senza rispondere. Mi chiedo se anche loro mi lasceranno, come ha fatto mamma. Francesca si inginocchia davanti a me: «Ti piacerebbe venire a vivere con noi?»
Non rispondo. Dentro di me urlo: “Io voglio solo la mia mamma!”
I giorni passano lenti. Francesca e Marco tornano spesso, mi portano libri, cioccolata, mi raccontano della loro casa con un giardino e un cane di nome Pepe. Ma io non riesco a fidarmi. Ogni notte piango sotto le coperte, stringendo il peluche e sussurrando: «Mamma, dove sei?»
Un pomeriggio, mentre gioco in cortile, suor Teresa si avvicina. «Anna, domani andrai a casa di Francesca e Marco per il fine settimana.» Il cuore mi si blocca. Ho paura. E se non mi volessero davvero? E se anche loro mi lasciassero?
La mattina dopo salgo in macchina con loro. Francesca mi tiene la mano tutto il tempo, Marco cerca di farmi ridere con battute sciocche. Arrivati a Modena, la loro casa è grande e luminosa. Pepe mi annusa le scarpe e scodinzola.
La prima notte non dormo. Sento i passi di Francesca nel corridoio. Si ferma davanti alla mia porta e sussurra: «Va tutto bene, Anna?»
Non rispondo. Ho paura che se parlo, tutto svanirà.
I giorni passano. Francesca cucina la pasta al forno come piaceva a mia mamma. Marco mi insegna ad andare in bicicletta senza rotelle. Ma io continuo a sentirmi fuori posto. A scuola i compagni mi guardano strano: «Quella è la bambina adottata.»
Un giorno litigo con una compagna, Giulia. «Tanto tu non hai una vera mamma!» urla lei davanti a tutti.
Scappo a casa piangendo. Francesca mi trova in camera, rannicchiata sotto le coperte.
«Anna…» prova a dirmi.
«Non sono tua figlia!» grido io. «Io voglio la mia mamma vera!»
Francesca si siede accanto a me e mi abbraccia forte. «Lo so che ti manca. Ma io ti voglio bene comunque.»
Per la prima volta sento il suo cuore battere vicino al mio. Piango tutte le lacrime che ho tenuto dentro per mesi.
Passano gli anni. Imparo ad amare Pepe, a fidarmi di Marco quando mi aiuta con i compiti di matematica, a lasciarmi abbracciare da Francesca quando ho paura del temporale.
Ma il dolore non passa mai del tutto. Ogni Natale guardo fuori dalla finestra sperando che mia madre appaia all’improvviso.
Un giorno ricevo una lettera dal tribunale: mia madre biologica ha rinunciato definitivamente a me. Mi sembra di morire un’altra volta.
Francesca trova la lettera sul mio letto e la legge in silenzio. Poi si siede accanto a me.
«Non sei sola,» dice piano. «Noi siamo qui.»
Marco entra nella stanza e si inginocchia davanti a me: «Anna, tu sei nostra figlia.»
Li guardo negli occhi per la prima volta senza paura. Forse posso davvero essere amata di nuovo.
Gli anni passano veloci. Prendo la maturità al liceo classico di Modena con il massimo dei voti. Francesca piange di gioia, Marco organizza una festa enorme in giardino.
Ma la notte della festa, mentre tutti ballano e ridono, io mi allontano e mi siedo sotto il vecchio albero di ciliegio.
Penso a mia madre biologica. Dove sarà? Avrà mai pensato a me? Mi avrà mai amata davvero?
Francesca si avvicina in silenzio e si siede accanto a me.
«Non devi dimenticare chi sei stata,» dice dolcemente. «Ma ora puoi scegliere chi vuoi diventare.»
Le stringo la mano forte.
A volte mi chiedo: è possibile amare due madri? È possibile perdonare chi ci ha lasciato? E voi… cosa avreste fatto al mio posto?