Mia nuora ha trasformato la nostra casa in una festa continua, e mio figlio tace: davvero non vede cosa sta succedendo?
«Basta, Giulia! Non è possibile vivere così!»
La mia voce tremava, ma non riuscivo più a trattenermi. Era la terza notte di fila che la musica rimbombava nelle pareti sottili della nostra casa di periferia a Bologna, e io, Maria Rossi, madre di Marco, mi sentivo come una spettatrice impotente di uno spettacolo che non avevo mai voluto vedere.
Giulia, mia nuora, mi guardò con un sorriso ironico, il bicchiere di prosecco ancora in mano. «Maria, rilassati. Siamo giovani, dobbiamo divertirci ogni tanto!»
Ogni tanto? Da quando Marco aveva sposato Giulia, la nostra casa era diventata un porto di mare. Ragazzi che non conoscevo entravano ed uscivano a tutte le ore, lasciando dietro di sé bicchieri sporchi, risate sguaiate e il profumo acre della sigaretta elettronica. E Marco? Lui taceva. Si rifugiava nel suo studio, con la scusa del lavoro, lasciando che tutto gli scivolasse addosso.
Quella sera, dopo che l’ultimo ospite se ne fu andato e la casa era immersa in un silenzio irreale, mi avvicinai a Marco. Era seduto sul divano, lo sguardo fisso sullo schermo del telefono.
«Marco, dobbiamo parlare.»
Lui non alzò nemmeno gli occhi. «Mamma, non adesso.»
«Non adesso? Sono settimane che va avanti così! Questa non è più una casa, è una discoteca! E tu… tu non dici nulla.»
Finalmente mi guardò. Nei suoi occhi vidi una stanchezza profonda, quasi rassegnata. «Non voglio litigare con Giulia. È felice così…»
Mi sentii stringere il cuore. Da quando Marco aveva lasciato il suo lavoro stabile per inseguire il sogno di diventare fotografo freelance, era cambiato. Più silenzioso, più chiuso. E Giulia sembrava non accorgersene affatto.
I giorni passavano e le feste continuavano. Ogni volta che provavo a parlare con Giulia, lei mi liquidava con una battuta o un sorriso finto. Una sera la trovai in cucina con due amiche, tutte intente a preparare cocktail.
«Giulia, domani ho un colloquio importante. Potreste almeno abbassare la musica?»
Lei alzò gli occhi al cielo. «Maria, sei sempre così negativa! Un po’ di allegria non ha mai fatto male a nessuno.»
Mi sentii invisibile, fuori posto nella mia stessa casa. Cominciai a chiedermi se fossi io il problema. Forse ero troppo rigida, troppo legata alle vecchie abitudini. Ma poi vedevo Marco: sempre più pallido, sempre più assente.
Una domenica mattina, mentre preparavo il caffè, sentii Marco e Giulia discutere in salotto.
«Non puoi continuare così!» sbottò Marco.
«Così come?» rispose lei, con tono sprezzante.
«A trasformare ogni sera in una festa! Non riesco più a lavorare, non riesco nemmeno a dormire!»
Giulia scoppiò a ridere. «Ma dai! Sei solo stressato perché il tuo lavoro non va come vorresti!»
Il silenzio che seguì fu pesante come il piombo. Mi affacciai sulla porta e vidi Marco seduto con le mani tra i capelli.
Quella scena mi spezzò il cuore. Decisi di chiamare mia sorella Anna per sfogarmi.
«Maria,» mi disse lei al telefono, «non puoi continuare così. Devi parlare seriamente con Marco. O con Giulia.»
«E se peggiorassi solo le cose?»
«Peggio di così?»
Aveva ragione. Ma ogni volta che provavo ad affrontare l’argomento con Marco, lui si chiudeva ancora di più.
Una sera tornai a casa e trovai la porta d’ingresso spalancata. Dentro c’era un caos indescrivibile: bicchieri rotti sul pavimento, bottiglie vuote ovunque. Giulia era seduta sul tavolo della cucina con un gruppo di amici che urlavano canzoni stonate.
«Basta!» urlai. «Questa è casa mia! Se volete fare festa andate altrove!»
Giulia mi fissò con uno sguardo gelido. «Forse è meglio se te ne vai tu.»
Rimasi senza parole. Marco era in camera sua; lo raggiunsi e lo trovai seduto sul letto, gli occhi rossi.
«Marco…»
Lui scosse la testa. «Non so cosa fare.»
Mi sedetti accanto a lui e lo abbracciai forte come quando era bambino. «Devi parlare con lei. Devi dirle come ti senti.»
«Ho paura che se lo faccio… se insisto… lei se ne andrà.»
«E tu? Dove sei finito tu?»
Non rispose.
Le settimane successive furono un susseguirsi di tensioni silenziose. Io evitavo Giulia il più possibile; Marco sembrava un fantasma in casa sua.
Un giorno ricevetti una telefonata dal mio ex marito, Paolo.
«Maria,» disse con voce preoccupata, «ho sentito che le cose non vanno bene tra Marco e Giulia.»
«Non vanno bene per niente.»
«Forse dovremmo parlarne insieme con lui.»
Accettai. Quella sera ci sedemmo tutti e tre attorno al tavolo della cucina. Marco era nervoso; Paolo cercava di essere diplomatico.
«Figlio mio,» disse Paolo, «non puoi lasciare che le cose vadano avanti così.»
Marco abbassò lo sguardo. «Non voglio perdere Giulia.»
«Ma ti stai perdendo tu,» dissi io piano.
Il giorno dopo trovai Giulia in giardino mentre fumava una sigaretta elettronica.
«Giulia,» le dissi senza rabbia questa volta, «so che vuoi divertirti. Ma questa è anche casa mia e di Marco. Non possiamo continuare così.»
Lei mi guardò sorpresa dalla mia calma. «Non pensavo ti desse così fastidio.»
«Mi fa sentire invisibile. E fa male vedere Marco così infelice.»
Per la prima volta vidi un’ombra di esitazione nei suoi occhi.
Quella sera Marco e Giulia parlarono a lungo in salotto. Non so cosa si dissero; so solo che la mattina dopo la casa era silenziosa come non lo era da mesi.
Giulia venne da me in cucina. «Maria… forse hai ragione tu. Forse ho esagerato.»
Non risposi subito; le sorrisi solo debolmente.
Da quel giorno le cose cambiarono lentamente. Le feste si fecero più rare; Marco tornò a sorridere ogni tanto. Ma dentro di me restava una domanda: ho fatto bene a intervenire? O avrei dovuto lasciarli sbagliare da soli?
A volte mi chiedo: dove finisce il dovere di una madre e dove comincia il diritto dei figli a vivere la loro vita? E voi… cosa avreste fatto al mio posto?